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La stampa

PORTOFERRAIO. Ultimo giorno, oggi, per visitare la mostra del pittore Nevio Leoni, allestita alla galleria Telemaco Signorini sulla calata di Portoferraio.Leoni, nato a Piombino nel 1950, vive e lavora a Portoferraio. E' stato allievo del pittore Alessio Sozzi e ha tenuto diverse mostre interessanti. La sua pittura è mediterranea, il paese ritratto è immerso nel silenzio estivo di una stagione sempre bella, in un'estate continua, nelle opere del dopopranzo, quelle assolate, quando i paesani e i villeggianti dormono. Forse,questo è il motivo del vuoto per le strade, della tanta vita nascosta sotto i tetti, dietro i muri, su cui si spalancano le finestre, occhieggianti, su cui aprono le persiane di un verde luminoso, lo stesso colore dei giardini punteggiati dai fiori color pastello. Ed infatti è giusto puntare il dito sulla tavolozza del pittore: il cielo viola e lilla, il mare azzurro oltremare e turchese, il rosso e l'arancione dei tetti delle case che sono del resto scomposte e ricomposte alla maniera cubista, in una rappresentazione figurativa che ha una base geometrica: il paese ha una pianta rettangolare che va dall'alto in basso e dal basso in alto in un disegno umanistico.
Gli altri quadri, tra i quali non ci sono quelli con le figure, di proposito per portare avanti un discorso prospettivo fatto di panorami, sono costituiti da spiagge, di ghiaia e di sabbia viste in lontananza così da renderle suggestive, il bel promontorio portoferraiese ricoperto di verde sottobosco. Le scogliere sono coperte di verde ma sono anche messe in evidenza con un bianco luminoso, il bianco del nostro granito. L'amore per la natura è evidente nei quadri di Leoni, sia nei paesaggi costieri come in quelli paesani ed esprime il sentimento del pittore nei confronti delle cose e della gente. Luige Boni

L'incanto dell'isola nelle tele di Nevio Leoni

La personale dell'artista portoferraiese, dal 6 agosto nei locali dell'ex Dogana, celebra il fascino dell'Elba dal mare ed è un concentrato di suggestioni

LA MAGIA DELLO SCOGLIETTO. Più di uno scoglio in mezzo al mare, un monumento della natura tra i più cari ai portoferraiesi

SARANNO i locali dell'ex Dogana, per l'occasione ribattezzati sala Gran Guardia di Porta a Mare, a Portoferraio, ad accogliere la personale di Nevio Leoni. Le tele dell'artista, che è uscito dai canoni tradizionali dell'arte figurativa elbana per l'originalità dei soggetti e del tratto pittorico, senza nulla togliere alla poesia dell'interpretazione, rimarranno in esposizione nei singolari ambienti della Porta a Mare per ventisei giorni, a partire dal 6 agosto. Un evento eccezionale, per la scelta della sala e per la durata della mostra, il giusto riconoscimento dell'unicità di una produzione che lascia il segno. La personale 2005 di Nevio si compone di oltre cinquanta opere.

Diversi i formati, uno solo il filo conduttore: il fascino dell'isola. Di un lembo di terra che nel suo emergere dal mare è poesia che incanta, è brezza leggera che sussurra agli orecchi di chi sa leggerla sfogliandone gli angoli più caratteristici. E Nevio volentieri si sottomette al rapimento e lascia il cuore, prima ancora che il pennello, libero di esprimere il canto di amore per una terra generosa di emozioni e ricca di bellezza, oltre ogni immaginazione e misura. Succede così di ritrovare la spensieratezza dell'infanzia nelle pennellate che materializzano un pomeriggio d'estate a Punta della Rena. Il tocco leggero, quasi soave, il verde primaverile della vegetazione e la delicatezza della piana che si allunga ai piedi del Volterraio rievocano vecchi ricordi. Immagini di una dimensione di isola che sopravvive all'incalzare della modernità e che Nevio trasmette bene anche nel disegno pulito del centro storico di Portoferraio o degli scorci più caratteristici di Sant'Ilario, Porto Azzurro e Capoliveri. Il segreto sta tutto nel gioco di incastri affidato a forme asimmetriche e all'uso coraggioso dei colori. Una chiave di lettura, inconsueta quanto nitida, che cuce senza strappi o forzature della realtà l'insieme di un tessuto urbano romantico fino all'ultimo sasso.
Nel caso del Cotone di Marciana Marina l'artista riesce a rendere l'unicum di un ambiente dove architettura dell'abitato e architettura della natura si fondono in un abbraccio meraviglioso. Anche quando supera se stesso con il rosso sfacciato e le persiane celesti, non oltrepassa mai i limiti dell'equilibrio delle forme e dell'armonia dei colori. Anzi, è proprio il ricorso ad accostamenti cromatici improbabili e sfrontati a permettergli di esaltare il contesto naturale e ambientale dell'Elba. La celebrazione del Cotone rende bene l'originalità di Nevio, che si affida a un caleidoscopio di colori per rendere giustizia alla singolarità dello scorcio paesaggistico e dare vita alla scogliera. Come creature marine i massi emergono dall'acqua e si protendono in avanti quasi in adorazione ad un contesto colto con straordinaria potenza e suggestione rappresentativa, "Dal mare, il ritorno" è l'apotesi della lirica pittorica di Leoni. E' la traduzione sulla tela del sussulto di ogni elbano all'ingresso nella rada di Portoferraio. E' il volo del gabbiano al ritorno sullo Scoglio. E' una preghiera in lode e gratitudine al disegno sublime di Madre Natura, e all'ingegno di Cosimo I de' Medici che cinquecento anni fa ne ha saputo interpretare la grandiosità legando in maniera indissolubile la città alla scogliera, alle agavi, al mare, al vento, al sole. A ogni giorno che Dio ha messo sulla terra. E poi Lo Scoglietto. Dal mare però, con la
città medicea alle spalle. Spalmati su di una distesa di blu indecifrabile, i lastroni rocciosi sono sfogliai uno ad uno, come un vecchio libro per leggerne anche la più piccoli striatura e ricostruire la bellezza cromatica di una stratificazione geologica che è più di uno scoglio in mezzo al mare, è un monumento della natura tra i più cari ai porto ferraiesi. Le pennellate di colore sono petali di luce che danno senso e consistenza alla presenza de piccolo faro.
Dipingi Nevio, dipingi il respiro dell'isola. E lascia che ad accampagnarlo sia il battito del cuore di chi la vive in contemplazione e rispetto religiosi. Senza la presunzione d averne capito tutto. (Cristina cucca)

Fino al 7 settembre sarà possibile ammirare i quadri di Nevio Leoni, esposti presso la Sala Telemaco Signorini, a Portoferraio.
Diversi i formati dei quadri, molti i tondi e gli ovali impreziositi da cornici barocche che ben contrastano con la linearità dei tratti pittorici dei soggetti rappresentati.
Le prospettive dall’alto rendono bene l’intreccio dei vicoli in salita dei paesi elbani, la loro storia centenaria scritta sulle screpolature dei muri e sui tetti rossi pieni di comignoli, con le tegole consumate, quei coppi toscani che sono il segno distintivo del pittore.
Le bouganvillee e i vasi di fiori ai piedi delle scale rallegrano un paesaggio deserto, dove però si scoprono tracce umane che sanno di focolare, di popolo, e rimandano ad un’umanità nascosta ma presente, intima, come la biancheria mossa da una brezza perenne. Sembra quasi che tiri sempre il vento di maestrale che tinge l’aria nitida di quei colori vivi, brillanti e unici, propri dei quadri del Leoni.
Così, la luce risalta nell’intonaco delle casette dalle tinte forti, mentre, in lontananza, le colline che si tingono di violetto delimitano lo spazio delle tele. Leoni usa tutti i colori del sole per dipingere i centri storici e un turchese intenso per il mare sempre cristallino e piatto, attraversato solo da leggere correnti che cambiano le tonalità dell’acqua.
Rappresenta con intensità e sentimento i luoghi del cuore esteticamente particolari e caratteristici, aggiungendovi quel tocco originale che li fa diventare luoghi al di fuori del tempo, sereni e pieni di vita, nei quali, dietro le persiane verdi, sembra scorrere una quotidianità priva di affanni e malinconie.

L’ultima esposizione di Nevio Leoni può considerarsi come una summa delle innovazioni  e delle tecniche acquisite negli anni e qui applicate con nuova maturità e consapevolezza.
Perfetto l’uso del colore che stupisce per la sua brillantezza e vividità. Nonostante i paesaggi vengano rappresentati con toni non naturali, l’impressione è quella di poter allungare la mano e entrare nel quadro per passeggiare tranquillamente nelle vie e fra i palazzi dei paesi elbani.
Come sempre, infatti,  l’ isola d’Elba è la protagonista assoluta delle opere dell’Autore, un’ Elba cristallizzata nel tempo, antica e attuale, senza automobili e senza uomini, eppure ricca di vita e vitalità rappresentate dai variopinti panni stesi al sole.  
Ridotta la presenza dei fiori selvatici, che pure erano stati protagonisti e novità  delle precedenti creazioni, Leoni torna a dedicarsi principalmente ai “tetti” che caratterizzano tutta la sua opera e l’hanno resa così originale e amata dal pubblico, senza però tralasciare di apportare alcune novità: in uno dei dipinti più belli, infatti, le tegole non sono tratteggiate e definite con le linee che, di norma, fanno da contorno a tutti i soggetti.
Altri quadri, inoltre, apportano allo stile dell’autore piacevoli innovazioni, come quello in cui una splendida Portoferraio viene, forse per la prima volta, rappresentata in un periodo ben definito del giorno, il tramonto, con un mirabile uso delle sfumature; o Lo Scoglietto, raffigurato, senza l’uso dei consueti colori caldi, nello scenario che lo rende più bello: quello, agli elbani così familiare e famigliare, di un’uggiosa giornata di Scirocco. Alice Frateschi

LA PORTOFERRAIO DI LEONI ALLA TELEMACO SIGNORINI
APPUNTAMENTO CON UNO DEI PITTORI PIU’ QUOTATI DEL PANORAMA ELBANO
Una città medicea silenziosa, lontana dai clamori dei turisti. E' questa la città di Cosimo che si scopre attraverso i dipinti di Nevio Leoni, esposti alla Telemaco Signorini fino al 7 settembre, dove ammirare una ricca produzione del pittore elbano, che ancora una volta seduce ritraendo le bellezze paesaggistiche della “sua” Portoferraio dove abitualmente risiede e lavora.
Una città vecchia con il suo centro storico non invasa da macchine o deturpata da antenne televisive oppure da parabole satellitari. Una città silenziosa che fa riflettere: si riconoscono facilmente via del Carmine, la Biscotteria, via della Fonderia, l’arco della Stella, solo per citarne alcune, e poi capo Bianco, la spiagge della Ghiaie, Acquaviva. E i tetti, quei bellissimi tetti rossastri e marroni che sono il suo marchio di fabbrica.
Immagini e paesaggi fuori dal tempo, se il tempo è inteso come “contaminazione” delle cose da parte dell’uomo. Una città, quindi, immortale, che trasmette e comunica a chi la sa vedere dal suo lato migliore: serenità, pace, tranquillità immersa in una luce solare che incoraggia e spinge alla riflessione ed alla conoscenza.

La solare brillantezza dei quadri del Leoni.
Un quadro di Nevio Leoni si riconosce da lontano, sia per il soggetto, per lo più vecchi tetti e scorci caratteristici di paesini ritratti con segni netti, ma anche per la brillantezza dei colori, per i quali il pittore usa una tecnica tutta particolare. La tela bianca, infatti, viene coperta da uno strato di catrame, sul quale viene stesa una malta di colori acrilici; poi, il disegno viene inciso e l’effetto è quello di una diapositiva; solo alla fine i tratti disegnati vengono ricoperti con i tradizionali colori ad olio.
L’effetto di questa tecnica pittorica è la brillantezza che rende gioiosi i paesaggi già di per sé allegri per i soggetti raffigurati: i tetti color ruggine, le case dai toni caldi dell’arancio e del giallo, tante finestrelle verdi dalle quali sventolano colorati panni stesi ad asciugare.Gli scorci delle vie, le scalinate con le piante rampicanti, sono luoghi riconoscibili e cari alla memoria. Leoni li dipinge con un senso di affettività e attaccamento a una terra che rende in tutta la sua bellezza nelle marine dall’acqua turchese, che contrasta con il bianco delle scogliere della costa a nord dell’isola, raffigurata nella sua più calda e vera solarità.
E’ possibile ammirare la mostra alla Telemaco Signorini, fino al 12 settembre.Federica Franceschini